mercoledì 7 giugno 2017

Overtan Balde, Capitolo 3









Un bambino veniva frustato ripetutamente. Dopo scappava, entrava in un’abitazione e si chiudeva dentro.
Balde si svegliò agitato da quel sogno.
«Guardate, Capo!» Uno degli alieni al suo seguito gli indicò qualcosa.
«Ma cosa…» provò a dire l’Ambasciatore.
Davanti ai loro occhi c’era una struttura a forma di grande leggìo situata su una nuvola. Su di esso vi era poggiata un un’asta con due piatti dorati uno situato nella parte alta e l’altro in basso.
«Ho sentito parlare di questo posto, vi abita un essere spaventoso» disse uno di loro.
«È un essere formato da nuvole» spiegò un altro.
«Il suo nome è Hut-Kaman» aggiunse un altro.
«Abrigane, avvicinati al leggìo e aprì lo sportello della nave!» ordinò Balde.
«Sì, mio Signore!» rispose l’altro che era un alieno verde con la testa simile a quella di un serpente con macchie gialle sul viso. Indossava un veste rossa con un cappuccio.
Appena la nave spaziale si avvicinò a quella struttura dietro di essa comparve un essere gigantesco simile a una nube di molteplici colori in cui vi erano tanti puntini luccicanti. Egli aveva sulla testa un oggetto rettangolare rosso che divideva in due il suo volto.
«È lui!» esclamò spaventato Abrigane.
«Lasciatemi nei pressi del leggìo e allontanate la nave da qui!» ordinò Balde.
«Signore per quale motivo il Palazzo Neutro ha necessità di consegnare una pergamena a quell’essere? Nabiria non tratta con i celestiali» gli fece notare uno di loro.
«Non lo so ma c’è qualcosa che non mi convince. Sokolik, stammi vicino!» disse l’Ambasciatore alla sua creatura volante.
Balde saltò sulla base del leggìo dove aveva visto una porticina. Entrò in essa e si ritrovò in una stanza buia con al centro una piattaforma di legno. Salì su di essa e velocemente fu portato nella parte alta del leggìo. Overtan, così piccolo, si trovò di fronte al celestiale che nel muoversi faceva tanto rumore. L’alieno andò a sbattere sull’asta con i piatti e il suono che produsse attirò l’attenzione di quell’essere.
«Chi osa disturbare il mio riposo?» chiese il celestiale con la sua voce che rimbombò in quello spazio in maniera assordante.
«Sono Overtan Balde, un ambasciatore di Nabiria, giungo da voi per consegnarvi una pergamena!» si presentò l’alieno con un inchino.
«Voi, dunque, siete il famoso Ambasciatore, quello che tutti acclamano!» esclamò l’altro ridendo.
«Sì, sono io vostra Altezza Hut-Kaman» confermò Balde con voce timida.
«Mostratemela!» disse deciso il celestiale.
«Sono pronto a leggerla per voi» disse Balde timoroso.
«No!» lo interruppe l’altro bruscamente. «Ci penso io!»
Hut- Kaman gli levò di mano la pergamena e ne aumentò le dimensioni per leggerla meglio.
«Posso aiutarvi a comprendere se qualche punto non è di vostro chiarimento» aggiunse Balde.
«Tacete Ambasciatore! pensate che io sia uno stolto come voi?» disse l’altro con rabbia.
«Non intendevo offendervi, Vostra Eccellenza» si scusò Balde spaventato.
«Ora lasciatemi leggere in pace, straniero!» disse Hut.
Passò un po’ di tempo e il celestiale rimpicciolì la pergamena e la riconsegnò a Balde. Quest’ultimo notò che essa era vuota. Pensò di avere dei problemi di vista, si sforzò di trovare anche un minimo simbolo ma niente. Improvvisamente, come per magia, comparvero dei segni nascosti.
L’Ambasciatore capì che era opera di Hut-Kaman e riuscì a leggere solo poche parole. Balde… voce riflessa.
Dopo i simboli su di essa scomparvero velocemente.
«Avete letto?» chiese il celestiale ridendo.
«Ma cosa vuol dire tutto questo?» chiese l’Ambasciatore, pronto a scendere nella parte bassa del leggio.
«Siete finito, Balde!» Hut con la sua mano scaraventò l’alieno contro l’asta con i piatti.
L’Ambasciatore avvertì qualcosa muoversi dentro di sé. Hut-kaman prese quell’oggetto e avvicinò i due piatti che battendo l’uno contro l’altro produssero un suono assordante.
Balde perse la voce e dal suo corpo fuoriuscì una pallina rossa che rimbalzò sul celestiale che generò con le mani una fitta nebbia. L’alieno era a terra e Sokolik si avvicinò ad Hut per recuperare la pallina.
«Sei stato uno sciocco, alieno! Sei caduto nello Spazio della Voce Riflessa, ho rispettato gli accordi del contratto!»
La pallina che conteneva la voce dell’alieno rimbalzava in quello spazio andando a sbattere perfino sulla nave spaziale dove c’erano i suoi dieci amici ad aspettarlo. Essi sentivano dei rumori ma non riuscivano a capire cosa stesse accadendo.
Sokolik riuscì ad avvicinarsi alla pallina rossa che per pura casualità gli entrò in bocca.
«Tu maledetto… come hai fatto?» gridava Hut-Kaman.
Sokolik si aggrappò all’oggetto rettangolare sulla testa del celestiale e lo graffiò con gli arti lamellati. Hut-Kaman iniziò a urlare dal dolore.
«Cosa stai facendo? Allontanati da me!»
Il celestiale iniziò a dissolversi. «Non è ancora finita Balde, non riuscirete a salvare la vostra amata Nabiria!»
L’Ambasciatore era ancora piegato a terra e Sokolik si avvicinò a lui.
«Tutto bene?» chiese una voce.
Balde non rispose e si voltò per capire chi fosse.
«Sono qui, davanti a te!» disse ancora quella voce.
Balde con stupore si accorse che era Sokolik a parlare e si avvicinò a lui.
«Ma cosa, aspetta se tu sei lì, io dove sono?» chiese la creatura osservando il proprio corpo.
«No, non è possibile, rivoglio il mio corpo!» disse la creatura battendo velocemente i suoi arti. «Ma aspetta Sokolik, o Balde volevo dire, ora posso combattere!» disse dopo con entusiasmo.
Balde, sconsolato, si avvicinò alla creaturina e insieme ritornarono sulla loro nave spaziale.
A tavola gli altri presenti notarono lo strano comportamento del Capo.
«Vi sentite bene, Capo?» chiese Abrigane.
Lui, imbarazzato, non aprì bocca.
Improvvisamente mentre stavano mangiando dei pezzi di carne sentirono una voce. «Era da molto che non mangiavo così bene!»
Increduli, lo fissarono tutti senza che lui se ne rendesse conto. Era stato Sokolik a parlare.
La creatura accorgendosi di essere osservata abbassò la testa all’istante.
«Aspetta… tu hai parlato!» esclamò sorpreso uno di loro.
Si avvicinarono tutti a Sokolik. «Potresti ripetere quello che hai detto prima? Da bravo, piccolino!»
«Allontanatevi da me!» La creatura li graffiò di striscio con le braccia lamellate.
Balde con decisione batté un pugno sul tavolo per riportare tutti alla calma. Tutti si voltarono verso di lui. Era molto arrabbiato per ciò che era accaduto.
«Capo, ma cosa è successo? Lui parla...» gli fecero notare loro.
L’alieno gesticolava per comunicare loro qualcosa che però non riuscivano a comprendere.
«Dobbiamo tornare a Nabiria, siamo tutti in pericolo, era una trappola!» tradusse Sokolik per lui.
«Ma cosa state dicendo, Capo?» chiese uno di loro, spaesato.
«Dovete obbedire ai miei ordini!», continuò la creatura, «cioè ai suoi ordini volevo dire. Sì va bene, ci siamo capiti!»
Continuavano a osservare stupiti Balde che gesticolava e Sokolik che parlava. Poi si radunarono in cerchio intorno alla creature che era diventata piuttosto logorroica e si era messa a raccontare storie divertenti a giudicare dalle grosse risate dei presenti.


Continua...

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