mercoledì 22 novembre 2017

Storia di Aidoborn: Prologo



La luna del mattino illuminava il suolo di un azzurro vivace. La giornata era torrida e la sabbia si sollevò impetuosa, preannunciando una tempesta. Nessun suono o rumore, nemmeno impercettibile, si udiva in quella zona del pianeta Uskàn, fino a quando un urlo non sconvolse quiete di quel momento.In un recinto di rocce si estendeva una macchia rossa, che entrava in contrasto con la proiezione azzurra della luna. In un lago di sangue giacevano occhi spalancati di orrore, rapiti dalla morte; aveva un taglio visibile alla gola e la testa ovale, che, con un’espressione surreale, aveva invano cercato un tacito aiuto. La pelle, avvolta da una veste logora macchiata di sangue, era quasi consumata.Una mano rossa accarezzava il cadavere, con le lacrime che bagnavano le ferite, mentre l’altra mano si posò su una piccola coda tagliata, che il sangue trasportava con sé, come il corso di un fiume. Emise un altro urlo, con le mani rosse strette a pugno e le unghie che scavavano nella sabbia ora scarlatta. L’universo intero, forse, non sarebbe stato capace di contenere tutta la rabbia per la perdita di suo fratello, l’unico che aveva avuto e amato. 


Aidoborn, la cui somiglianza con quel cadavere era inconfondibile, baciò la fronte di Zeleny, un’ultima volta, con il dolore che straripava in tutta la sua essenza, inabissandosi in una rabbia quasi innata, fino ad allora sopita. Non riusciva a staccare lo sguardo da quel lago di sangue e in esso vide il riflesso di se stesso. Infine sollevò la testa per osservare il cerchio della luna azzurra, che gli sembrava tanto vicina da condividere il suo stesso dolore.Aidoborn avvertì qualcosa; stese le mani e piccole gocce iniziarono a bagnargli le dita.
Con sua grande sorpresa iniziò a piovere; quello per lui fu come un segno, poiché le piogge su Uskàn erano rare. In poco tempo si ritrovò solo, bagnato fradicio in mezzo al deserto. E fu forse quella la volta in cui abbandonò la sua anima in quel posto, con unico pensiero fisso: vendetta. Sarebbe stata la sua ossessione; fu quello il tacito giuramento fatto a Zeleny.
La luce del giorno sparì e la luna azzurra fece spazio nel cielo a un cerchio nero, che, come un manto di tenebre, oscurò il corpo di Aidoborn, che da quel momento da esse si sarebbe lasciato accompagnare fino alla fine dei suoi giorni.







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