lunedì 25 dicembre 2017

Auguri di buon natale e buon anno



Augurissimi di buone feste a tutti, ci rivediamo nel 2018.

Dallo staff.






mercoledì 20 dicembre 2017

Storia di Aidoborn: Capitolo 2/ Seconda parte




Aidoborn si sollevò da terra a fatica e, tenendo le mani premute allo stomaco, attraversò i corridoi, con gli occhi che vedevano solo immagini sfocate. Non poteva fare altro che andarsene, o sarebbe morto invano sotto i colpi letali di Zoldex e non avrebbe potuto vendicare Zeleny. Pensò di essere stato uno stupido a entrare lì dentro disarmato, non avrebbe dovuto spingersi oltre.

La rabbia lo accecava, ma era conscio che non poteva combattere senza avere un piano, o di questo passo la sua vendetta sarebbe stata solo un miraggio.

Mentre camminava per le vie deserte della città, gli parve di vedere riflessa un’ombra sui muri bianchi illuminati dalle torce; era sicuro che non fosse la luna nera della notte.

L’ombra correva e lui, con le poche energie rimaste, la inseguì, fino a quando essa non scomparve. Si piegò sulle ginocchia per l’affanno, poi si guardò intorno e riconobbe quella zona della città. Non riusciva a crederci: in quel casuale inseguimento aveva tagliato in due la città, giungendo fino al suo nascondiglio. Ripensò ancora ad Emibanto che, per uno strano motivo, gli aveva risparmiato la vita. Perché lo aveva fatto? 

Quel pensiero lo turbò; avrebbe preferito morire, piuttosto che ricevere indulgenza da quell’essere. Ma era ancora vivo e doveva sfruttare questa cosa a suo vantaggio. 


Tutti i presenti inveivano contro i due alieni rinchiusi in una stretta cella, all’interno di una grande aula di tribunale, in cui si accavallavano centinaia di voci.

«A morte!»

«Sono dei ladri, mozzategli la mani!»

«Bruciateli vivi!»

Aidoborn e Zeleny, in ginocchio e in silenzio, osservavano Amins Falean, il giudice di Uskàn.

Quest’ultimo, che era un insettoide giallo, aveva tre occhi fissi sulla folla e due antenne sulla testa che si drizzavano per captare meglio la tensione del momento. Si trovava con il corpo piegato in avanti, all’interno di un grosso recipiente di vetro in cui la sua testa era collegata con dei fili ad un casco metallico, con piccoli fori sulla superficie.

«Io, Amins Falean, condanno a morte i due imputati!» sentenziò il giudice davanti a tutti gli astanti.

«Voi siete un traditore delle leggi, un corrotto come tutti gli altri!» lo accusò Aidoborn.

«Frustatelo!» ordinò Falean ad alcune guardie.

Sentiva un dolore insopportabile sulla pelle, davanti agli occhi spaventati di Zeleny, con le frustate che riverberavano in tutta l’aula per la soddisfazione della folla che pretendeva giustizia.

Il sangue colava dal petto e subito dopo le guardie lo sollevarono, e lui, inerme, senza dire alcuna parola, era rimasto con la testa piegata in avanti.

Dopo i corpi di Aidoborn e di Zeleny furono trascinati a terra.

I due fratelli furono separati e Aidoborn, lasciandosi dietro per tutto il tragitto una sbiadita scia di sangue, con voce tremolante pronunciava il nome di Zeleny. 


Continua...

martedì 19 dicembre 2017

Presentazione del libro di Pino Imperatore all' Hotel Roseto di Caivano





Lunedì 18 dicembre si è tenuta al Roseto Park Hotel di Caivano, la presentazione di "Allah, San Gennaro e i tre kamikaze" di Pino Imperatore, organizzata dall'associazione "Sveglia Caivano". Sala gremita per ascoltare le parole dell'autore, i cui i libri trattano con umorismo di tematiche reali. In questo caso l'attualissima tematica del terrorismo islamica diventa uno spunto per creare una storia reale, ambientata in una Napoli che con la sua vivacità rallenterà tre kamikaze che dovranno scegliere degli obbiettivi sensibili in città per piazzare degli ordigni per un attentato. Dopo questa brevissima sintesi del libro, torniamo a parlare dell'autore e di cosa ha raccontato ai presenti in sala. Da grande conoscitore della storia e della cultura partenopea, Pino Imperatore rivela di affidarsi molto alla quotidianità della città di Napoli, in cui anche in un qualsiasi luogo pubblico, come in metropolitana, si incontrano, si ascoltano situazioni, storie assurde, divertenti, da cui risulta quasi difficile non farsi travolgere per prendere spunto. La quotidianità per creare un libro di successo, la semplicità che tanto ispira una penna che ha voglia di raccontare, di far ridere, ma sempre con intelligenza, mai banale nel ironizzare su tematiche importanti, all'ordine del giorno e non facili da affrontare, ma anche il ritratto di una città che intende lasciare un messaggio di speranza, affrontando la paura con l'arma della leggerezza, che è forse la più potente di tutte. Ecco, sono questi gli ingredienti che troverete nel libro di Pino Imperatore, che diverte e fa riflettere i lettori con i suoi molteplici messaggi.
Io vi saluto e vi rimando al prossimo articolo.






lunedì 18 dicembre 2017

Intervista ad Angela Ceraso






Salve a tutti, oggi vi parlo dell'autrice Angela Ceraso. 


Ciao Angela, parlaci di te della tua passione per la scrittura. Di cosa parla il tuo libro?

Scrivo da sempre; già da piccola avevo un piccolo quaderno dove appuntavo emozioni, avvenimenti che tenevo per me e basta. Al liceo, durante i compiti in classe d’italiano, c’erano alcune mie amiche prive d’idee che si facevano suggerire cosa scrivere; si lamentavano spesso di non riuscire a riempire il foglio!Parallelamente alla scrittura, la lettura ha sempre viaggiato con me, ho letto e leggo ancora di tutto, anche i libri che la maggior parte reputa noiosi; avevo quindici anni quando decisi di leggere “La Mandragola” di Machiavelli, per non parlare dei classici e della storia che non ho mai studiato, ma semplicemente letto. Adoravo ed adoro tutt’ora la parte storiografica, quella che ti fa addentrare nei pettegolezzi di corte, di vite apparentemente strane, ma che poi scopri molto simili ai nostri giorni.Scrivo un po’ di tutto e, per fortuna, mi riesce senza difficoltà. Mi sono fatta le ossa con il mensile ed i settimanali per i quali scrivo, lì bisogna essere precisi, rispettare le battute e soprattutto le richieste della redazione.Il mio ultimo libro fresco di stampa, intitolato “Un giorno”, edito da “La mongolfiera editrice”; è una raccolta di favole le cui illustrazioni sono state curate dai miei figli. Non è una gara di disegno, ma questo serve semplicemente a far avvicinare i bambini alla lettura, che spesso trova il suo culmine nella rappresentazione: solo con il disegno il bambino interiorizza ed assimila totalmente un racconto.  







Cosa ti sentiresti di consigliare a chi ha la tua stessa passione? 

Nel mondo esistono tantissimi cacciatori di sogni, editori falsi che speculano sulla passione degli scrittori, anche perché quando si scrive si vuole arrivare subito al traguardo: la pubblicazione.Sul mio cammino ho incontrato infiniti editori che chiedevano soldi per la pubblicazione e ho sempre rifiutato, incassando il colpo e ritentando con altri, nella speranza di incontrare persone serie e motivate a lavorare al progetto editoriale presentato. Nel lavoro che svolgo con passione e dedizione ho sempre sostenuto che l’editore non è un benefattore, ma un datore di lavoro!Non ho mai mollato, ho sempre tentato e cercato e devo dire che si trovano tanti editori intelligenti, che hanno voglia di scommettere su chi scrive, perché loro stessi sono innamorati del proprio mestiere. Ricordo l’emozione forte di quando fui contattata dall’Armando Curcio Editore per la pubblicazione di un mio romanzo rosa inviato tempo addietro. È un lavoro duro, non si finisce mai di imparare e soprattutto nessuno aspetta te con i tuoi elaborati; è un lavoro che ti chiede continuamente di metterti in gioco e forse proprio per questo mi piace, perché non ha nulla di statico e metodico, è un lavoro nel quale nessuno è indispensabile e tutti sono utili.Consiglio il mio libro di favole a tutti i bimbi che leggono storie ed avessero voglia di rappresentarle, esattamente come hanno fatto i miei figli; infatti possono pubblicare i loro disegni, con titolo della storia, sulla pagina facebook “UN GIORNO”. 


Progetti futuri, eventi, presentazioni. 

Il futuro è lungo ed io sono iperattiva nel mio lavoro, ho tantissimi progetti e traguardi da raggiungere, ma li tengo per me. Al momento mi godo quello che ho conquistato fino ad oggi, frutto di studi e duro lavoro. 


Dove possono seguirti i lettori? 

Per tutti coloro che volessero seguire le mie vicende editoriali e per tutti gli editori che volessero contattarmi possono farlo attraverso il mio profilo facebook. 


Ringrazio Angela per la sua disponibilità e vi rimando al prossimo articolo.




domenica 17 dicembre 2017

Intervista all'emittente televisiva TDS del 14/12/2017


Buongiorno e buona domenica a tutti, in questo articolo vi parlo della mia bellissima esperienza a TDS( Telediocesi) un'emittente televisiva di Salerno. Intervistato dal giornalista Alfondo Maria Tartarone, ho parlato dei miei libri, della mia passione per la scrittura e dell'importanza della lettura. Ringrazio la sua disponibilità ed accoglienza per questa bellissima esperienza. Sotto il video che potete trovare su youtube. Buona visione a tutti.









giovedì 14 dicembre 2017

L'ombrello, una storia di Cristina Colace



Disegno di Aurora Sica




Salve a tutti, oggi ritornano i contenuti speciali, che vedono come protagonista la giovanissima autrice Cristina Colace, con una sua brevissima storia intitolata "L'ombrello". Buona lettura.



Buongiorno, caro lettore. Com’è il tempo oggi?

Oh, dunque pioverà: vorrà dire che passerai del tempo con me. I mesi autunnali sono i miei preferiti, perché le giornate sono instabili: una mattinata soleggiata potrebbe protrarsi per tutto il pomeriggio, come pure essere bruscamente interrotta da un banco di nuvole e trasformarsi nell’ennesimo umido, uggioso giorno. Questo è il periodo dell’anno in cui cominci a portarmi di frequente con te, quando esci di casa: mi tieni appoggiato fra il gomito e l’avambraccio, alle volte mi usi anche a mo’ di bastone e, tornando bambino, improvvisamente ti senti un gentleman dell’ottocento con tanto di frac e cilindro. Altre volte la fantasia non basta ad alleggerirmi, e sembro così ingombrante che alla fine sei costretto a ripormi nella posizione inziale.
Finalmente arriva il momento in cui decidi di aprirmi: il tutto inizia con un po’ di venticello freddo, di solito, e con uno strano odore, il tipico aroma del bagnato. Comincia poi a piovigginare: le prime gocce sono quasi impercettibili e credi di poter quasi fare a meno di me. Tuttavia, con l’infittirsi della pioggia, usarmi diventa una necessità. Mi sollevi, la punta è rivolta in alto, indica il cielo grigio: lasci scorrere la mano lungo il mio corpo ligneo, così ché la ragnatela di ferro e plastica, solitamente piegata e chiusa su se stessa come il bocciolo di un fiore, si distenda e permetta al tessuto impermeabile colorato di assumere la forma di una piccola cupola divisa in spicchi simmetrici. Sei coperto, all’asciutto, eppure tendi sempre ad utilizzarmi per un tempo esiguo, quanto basta per trovare un porticato o un locale dove entrare, prendere un caffè ed utilizzarlo come scusa per rimanere dentro, finché la tempesta non deciderà di placarsi. Nel caso dovessi trovare un riparo provvisorio per strada, potrei esserti ancora d’aiuto, negli spostamenti. Oh, ma se dovessi entrare in un negozio, o in un bar…

Disgraziatamente, nel momento in cui spioverà, ti dimenticherai di me, troppo preso dal sollievo per l’improvviso cambiamento meteorologico. Mi lascerai lì, nel portaombrelli, tra altri dimenticati come me, nella fretta di approfittare della quiete improvvisa che, secondo voi uomini, potrebbe essere perennemente sul punto di svanire, pronta a sprofondare nuovamente nel caos del temporale. Insomma, andrai via e io non riuscirò a farmi notare, né a farti pesare in alcun modo la mia assenza. Ti ricorderai di me solo nell’arco di mezz’ora, o di un paio d’ore, ed allora ti maledirai e correrai al bar per cercarmi, sperando che nessun altro mi abbia portato via con sé. Oppure quando, dopo qualche giornata di sole, pioverà di nuovo, e rovisterai in casa o in macchina, tenterai di ricordare l’ultima volta che mi hai visto, ma non ci riuscirai, semplicemente perché sono ancora lì, nel portaombrelli… ad aspettarti.

Cristina Colace

lunedì 11 dicembre 2017

Storia di Aidoborn: Capitolo 2/ Prima Parte






Aidoborn era entrato nella villa dalla porta principale; non c’era alcuna guardia ad aspettarlo. Notò che erano cambiate tante cose da quella notte. Le pareti però erano sempre le stesse, con dipinti di stelle e pianeti di galassie lontane di cui anche gli uskaniani forse ignoravano l’esistenza. Piedistalli con busti lungo le pareti sembravano osservarlo con la loro imperiosa espressione. Non erano volti di uskaniani, ma di alieni originari da altri pianeti, che per secoli avevano avuto il controllo su Uskàn. La porta di un’ampia sala era aperta, come se chiunque fosse il benvenuto. Era questa la menzogna che Aidoborn voleva raccontare a se stesso. Con sguardo freddo e mani tremolanti di rabbia, si fermò ad osservare la figura davanti a lui, che sembrava attenderlo da molto. Per un momento gli sembrò di ritornare indietro nel tempo, rivivendo sulla propria pelle le sensazioni di quella notte, che gli aveva cambiato la vita.


Qualcuno, a passo lento, avanzò verso i due. Aveva un’asta salda nella mano destra e il sorriso diabolico sul suo volto non prometteva nulla di buono. Aidoborn tentava di rassicurare Zeleny in preda al panico. L’alieno bianco allungò l’asta, che iniziò ad incurvarsi, creando un recinto intorno ai due. Si avvicinò ancora di più, fino a quando dei suoni non distolsero la sua attenzione dai due prigionieri, che si sentivano di soffocare, in balìa dei poteri dell’altro. Passi veloci attraversarono il corridoio. Le guardie di Uskàn circondarono Aidoborn e Zeleny, che voltandosi indietro non trovarono più quell’alieno bianco che li aveva catturati.


Piccola testa bianca, orecchie a punta, spalle larghe, con il corpo avvolto da cerchi scarlatti, dal collo fino alle gambe.
Aidoborn si ricordava benissimo di lui. In quell’istante non riusciva a muoversi, ma non lasciò trasparire alcuna emozione. Aveva previsto tutto, anche lo stesso trucco usato quella volta. L’alieno bianco lo avevo bloccato in un recinto magico.

«Ci hai messo un po’ a ritornare a casa!» disse con tono beffardo.

«So chi sei, Zoldex!» disse Aidoborn.

«Sei entrato qui disarmato, sembri molto sicuro di te, ladro»

Aidoborn aveva il cuore tamburellante, ma nessuna paura di morire; non disse nulla e continuò a fissare l’altro negli occhi.
Zoldex, infastidito da quell’insolenza, si avvicinò a lui con rabbia.

«Zoldex!» Quella voce lo fermò all’istante e lui indietreggiò da Aidoborn, ritraendo la sua asta. Aidoborn avrebbe potuto approfittarne per attaccarlo, ma non lo fece; non era lui il suo obbiettivo.
Le porte della stanza si chiusero di scatto. Lo stesso alieno, che aveva visto poco prima in giardino, si avvicinò ai due e, con un gesto eloquente, ordinò a Zoldex di spostarsi. Quest’ultimo, obbediente, chinò il capo e indietreggiò di qualche passo verso la porta.

«Chi osa entrare nella casa di Emibanto dei Geviona, ultimo erede della sua dinastia?» esordì con rabbia il nuovo arrivato, gesticolando con la sua mano destra gonfia.

«Tu non meriti di vivere per il nome che porti!» lo minacciò Aidoborn.

«Sei molto coraggioso e te lo concedo, ma non tollero che un comune uskaniano si intrufoli nella mia dimora. Cosa cerchi tra queste mura?»

«Vendetta, per le torture subite da mio fratello! Tutte le nobili famiglie di questo pianeta pagheranno per i crimini commessi in tutti questi anni!»

«Audace da parte di un ladro!» esclamò Emibanto avanzando verso Aidoborn. «In tanti vorrebbero avere l’onore di catturare il ladro più ricercato del pianeta. So chi sei, alieno rosso! Questa volta ti lascerò andare via da qui, ma la prossima non sarò così clemente.»

Le porte alle sue spalle si riaprirono. Aidoborn accennò ad andarsene. Uno scatto e, con tutta la rabbia racchiusa in un pugno, si avventò su Emibanto. Non lo aveva visto arrivare, era stato molto veloce. Aidoborn si sentì immobilizzato. Il suo pugno si era infranto contro l’asta di Zoldex, che si era frapposto tra lui e il suo padrone. Poi con sguardo deciso allungò l’asta e con essa colpì Aidoborn allo stomaco. Un altro colpo e l’alieno rosso rimbalzò fuori attraverso la porta aperta. Si ritrovò a strisciare sul pavimento, con il sangue colava dalle labbra.


venerdì 8 dicembre 2017

Sul blog "Books Hunter Blog" si parla di Nedo

Buonasera a tutti con una nuova segnalazione fresca d'uscita sul blog "Books Hunter Blog" del mio libro "Malkha, le avventure del giovane Nedo". Ma la novità assoluta è l'inserimento in essa della presentazione della saga de "I ragazzini terribili" di cui il romanzo è parte. Sotto screen e link. Buona lettura.





Al Movà di Aversa, serata con l'autore Emanuele Cerullo




Mercoledì 6 dicembre, al Movà di Aversa, Emanuele Cerullo ha presentato il suo libro “ Il ventre di Scampia”. Quest’ultima è una raccolta poetica in cui l’autore parla di se stesso, la sua infanzia, la sua passione per la scrittura, maturata da quando era bambino. Tra una lettura e l'altra di alcune poesie, l’autore ha raccontato ai presenti la sua storia, tradotta poi in versi, che a volte possono sembrare duri, freddi, ma che in realtà racchiudono nella propria essenza il calore di tante emozioni, anche forti, come quelle che ha vissuto da bambino. Durante la sua infanzia trascorsa a scrivere ne ha viste tante, e mi ha colpito un aneddoto da lui raccontato, di un giorno che gli ha cambiato la vita. Quel giorno le tante poesie che portava sempre con sé, furono affidate ad un insegnante curiosa del suo talento, che ha visto in lui qualcosa che potesse andare oltre, oltre le vele di Scampia, come rievoca titolo di una sua poesia. Le sue poesie si sono diffuse poi su giornali, in programmi televisivi, portando con sé il messaggio di un sogno realizzato in un contesto difficile come quello in cui ha vissuto. 


Le sue poesie da anni continuano a fare il giro delle scuole della Campania, per trasmettere il suo vissuto alle nuove generazioni ed essere da esempio per loro, per una vita migliore, in cui sogni come la scrittura possono salvare, aiutare nella realtà che in cui viviamo oggi. Emanuele ce l’ha fatta, e come lui anche altri, ma la sua volontà e la sua determinazione nel voler emergere con la sua forma di espressione, la poesia, dà forse un segnale più forte, rispetto ad altri. Poesia e realtà si fondono qui nel viaggio di maturazione di una persona, che nel suo rapporto con la penna ha saputo apprezzare la parte migliore di se stesso, a cui piace inventare. ( come dice lui, inventa non scrive, a dimostrazione che nei suoi versi dà sfogo a tutta la sua creatività) 


mercoledì 6 dicembre 2017

Storia di Aidoborn: Capitolo 1/ Seconda parte








Attraversò a piedi nudi tutta la città, fino a salire sulla collinetta in fondo dove era difficile incontrare molti passanti e regnava il silenzio di una fiorente natura, con altissimi alberi che superavano le recinzioni, nascondendo alla vista le grandi ville nei paraggi.
I suoi occhi rimasero ad ammirare le grandi ville a più piani, i muri grigi o bianchi, estesi giardini con fontane sparse qua e là e fiori artificiali esportati da altri pianeti.
Aidoborn si sentiva attanagliato dal senso di colpa, ma tutto ciò si traduceva in un’estrema freddezza sulla sua espressione facciale. Aveva mentito ai suoi amici, non aveva nulla da sbrigare lì tra le ville dei ricconi di Uskàn.
Svoltò a sinistra e con un salto verso l’alto si arrampicò su un albero, con la coda che lo aiutò a sollevarsi per intero. Si sporse da un ramo claudicante, facendo attenzione a non sbilanciarsi troppo. Rimase per un po’ di tempo ad ammirare la grande villa bianca di tre piani, che si estendeva davanti a lui, con ampie vetrate, attraverso il quale si potevano osservare le spaziose stanze all’interno.
Aidoborn fece un salto verso il basso e rotolò sul prato. La luce azzurrina del giorno non illuminava molto la collina, ma nonostante tutto riconobbe comunque l’odore acre e nauseante dei cespugli disseminati qua e là per il prato, che otturava le sue narici, al punto da fargli quasi perdere i sensi, ma questa volta non si fece ingannare; quell’odore gli era ormai diventato familiare.
Udì delle parole: era una canzoncina, ma non in uskaniano. Tenendo premute le mani sulle narici, strisciò verso un cespuglio e dopo con la sinistra si creò un varco tra le foglie. La sua espressione mutò di colpo e sembrava che ogni organo del suo corpo potesse esplodere da un momento all’altro, ma frenò ogni suo istinto.
A pochi passi da lui, girato di spalle, c’era un alieno verde di media statura, dalla voce abbastanza cristallina da poter intonare una canzoncina, come stava facendo in quel momento. Il tono di voce iniziò ad abbassarsi drasticamente, quando rimase a fissarsi l’anomala mano destra, con la pelle più gonfia rispetto all’altra.


Come ogni sera Aidoborn entrò nella camera del fratello per assicurarsi che stesse dormendo. Si prendeva cura di lui da quando era piccolo, poiché era il minore dei due ed entrambi erano rimasti orfani in tenera età. I loro genitori erano deceduti in un incidente avvenuto in una delle miniere fuori città.

«Zeleny, perché sei ancora sveglio?»

Non rispose e si girò dall’altra parte, con la coda che fuoriusciva dalle coperte.

«Cosa ti turba, fratello?» insistette Aidoborn posandogli una mano sulla spalla.

Zeleny tremava e il fratello notò dei lividi evidenti sulla schiena.

«Cosa è successo? Avanti, parla!» incalzò a pugni stretti dalla rabbia.

«Sono sta-ti i pa-dro-ni…» rispose tremolante.

«Quei maledetti! La pagheranno cara!»

«Calmati fratello! Non puoi sfidarli. Non puoi sfidare i Geviona!»

I Geviona erano una delle casate più influenti su Uskàn e Zeleny era un loro servitore.

Aidoborn non smetteva di fissare i lividi sulla schiena del fratello e dalla sua testa straripò un fiume di odio, che pervase poi tutto il suo corpo. 


La notte era calata da un pezzo. Le guardie di ronda sui balconi sonnecchiavano. La corda si avvinghiò alla ringhiera, senza che se ne accorgessero. La prima figura uscì allo scoperto e, senza mostrarsi, strangolò la guardia di spalle, facendo attenzione ad attutire bene il tonfo sul pavimento. La luce fioca dell’esterno aiutò i due che si erano arrampicati fin lassù, a muoversi nell’ombra e ad atterrare altre guardie. La porta di vetro scorrevole era aperta e i due, con un cenno di intesa, entrarono.

Zeleny non riusciva ad orientarsi al buio: la luce emanata dalle loro torce elettriche era troppo debole. Si voltò indietro per assicurarsi di non aver perso il fratello. Quest’ultimo gli posò una mano sulla spalla per rassicurarlo.Svoltarono in un corridoio a destra ed entrarono nella seconda stanza sulla sinistra, ma luce delle torce rivelò loro che era vuota.Zeleny ebbe un sussulto, sicuro di aver condotto il fratello nella stanza giusta.

«Devi credermi, i diamanti erano qui, fino ad ieri. Li ho visti!»

Aidoborn gli lanciò un’occhiataccia e dopo, pensieroso, lo fissò intensamente, come a dire che qualcosa era andato storto. 

«Sì, ti credo, ma ora dobbiamo uscire da qui prima che arrivino altre guardie.»

Uscirono in fretta dalla stanza.

Un rumore metallico. Zeleny aveva urtato il gomito contro un oggetto appeso alla parete alla sua destra.Le luci si accesero di colpo. Una mano afferrò Zeleny per il collo e lo sbatté contro il muro.


martedì 5 dicembre 2017

Premio Napoli. Giovedì 14 dicembre, incontro con Cesare Moreno






Giovedì 14 dicembre, al Palazzo Reale di Napoli, si terrà un nuovo incontro organizzato dalla Fondazione Premio Napoli. Protagonista dell'evento sarà Cesare Moreno, vincitore del "Premio Speciale di Cultura".
Converseranno con lui Domenico Ciruzzi, presidente della Fondazione Premio Napoli, e Marcelle Padovani, scrittrice e giornalista del Nouvel Observateur.



Sul blog "L'odore dei libri" si sente anche l'odore di Nedo

Buonasera a tutti, sul blog "L'odore dei libri" è stato da poco pubblicata una bellissima segnalazione sul mio libro "Malkha, le avventure del giovane Nedo", con anche un estratto dal secondo capitolo, ma soprattutto con la presentazione della saga de "I ragazzini terribili dello spazio" di cui esso è parte. Sotto lo screen, con il link per leggere l'articolo per intero. Buona lettura.



link


Sinossi di "Malkha, le avventure del giovane Nedo" su Soundcloud


Buongiorno a tutti, sul sito Soundcloud potete ascoltare, come contenuto speciale, la sinossi del mio libro "Malkha, le avventure del giovane Nedo" da me letta. Sotto lo screen con il link al sito. Buon ascolto.




link





lunedì 4 dicembre 2017

Il Serraglio alla conquista di Napoli. Intervista all'autore Gennaro Rollo


Salve a tutti, in questa intervista vi presento l'autore napoletano Gennaro Rollo che con il suo serraglio sta conquistando tutta Napoli. Ma ora passiamo a lui la parola.


Ciao Gennaro, parlaci di te e della tua passione per la scrittura. Di cosa parla il tuo libro?

Ciao Francesco; a dispetto della mia passione per la scrittura, amo poco parlare di me, mi limiterò alle informazioni da carta di identità, più o meno: ho trentadue anni, sono nato a Napoli e sono laureato in chimica. Ho coltivato da adolescente la passione per la musica, suonavo in una band, abbiamo fatto anche qualche serata nei pub e portato a casa piccoli premi scolastici. A quei tempi scrivevo canzoni e con il gruppo ne abbiamo incisa qualcuna; ma, come dice Luca Carboni, le band si sciolgono (senza un perché). Mi sono avvicinato così alla scrittura di racconti e romanzi fino ad arrivare a Il Serraglio, la mia opera d’esordio, edita da LFA Publisher.


IBS


Il Serraglio è un romanzo di formazione ad ambientazione storica (il secondo dopoguerra), se proprio vogliamo ascriverlo ad un genere: è la storia dei fratelli Cacciapuoti, Gaetano in primis, che orfani di padre partigiano vengono inviati dalla madre nel Real Albergo dei Poveri. In quegli anni, la colossale opera voluta da Carlo III di Borbone (il più grande edificio barocco che ci sia in Europa) guadagna l’appellativo di Serraglio, quindi di un luogo nel quale si viene serrati, rinchiusi, quasi a forza, come in un carcere; questo perché proprio in quegli anni al suo interno viene allocato anche il Tribunale dei Minori e questo fa in modo che orfani di guerra e meno abbienti si mescolino a personaggi abituati al mondo della strada; a questi si aggiungono i soprusi di alcune delle guardie che abusavano ben volentieri del loro potere. I fratelli Cacciapuoti si trovano proiettati in questa realtà difficile e contraddittoria. Il romanzo si ispira ad una storia vera o, per meglio dire, a più storie vere: le vicende che ho riportato riguardano avvenimenti realmente accaduti, racconti isolati che io ho unito con una trama romanzata di mia invenzione. Con questo romanzo ho vinto il Premio Nanà: nuovi autori per l’Europa, indetto da Avagliano Editore. La vittoria mi ha sorpreso non poco, dato che la giuria era composta in prima battuta da ragazzi delle scuole di tutta Italia e, visto che i dialoghi sono in napoletano, sapere che fosse stato letto e apprezzato da Como a Siracusa, mi ha fatto un enorme piacere, com’è prevedibile.



Real Albergo dei poveri di Napoli detto"Il Serraglio" prima




Cosa ti sentiresti di consigliare a chi ha la tua stessa passione?

Di leggere tanto, di leggere libri buoni (soprattutto) e meno buoni (ogni tanto). Si può benissimo leggere tanto senza scrivere niente (anzi, alle volte sarebbe anche meglio), ma non è assolutamente possibile il contrario. Bisogna studiare. Tanto. Bisogna imparare dai grandi. Non copiare, ma studiare – letteralmente – per cercare di cogliere i segreti della loro scrittura formidabile. Se loro sono arrivati a noi attraverso i decenni, un motivo ci deve pur essere.

È molto importante non prendere in giro il lettore, anzi, bisogna avere nei suoi confronti un rispetto assoluto e solo prendendo seriamente la scrittura si può ottenere questo risultato.



Il Serraglio oggi 




Progetti futuri, presentazioni ed eventi.

Novembre sarà un mese impegnativo: sabato 25 alle ore 19:00 ci sarà la presentazione del romanzo a Roma, al Punto Einaudi in via Labicana 114. Sono emozionato già da ora: Roma è una piazza difficile. Poi verrà la volta di Latina, il 30 novembre alle ore 18:30, alla Feltrinelli in via Diaz 10; in quell’occasione sarò in compagnia della collega e amica Silvia Brindisi, per una presentazione doppia: Rollo presenta Brindisi, Brindisi presenta Rollo. Una presentazione diversa dal solito, sono certo sarà apprezzata dal pubblico.


Dove possono seguirti i lettori?

Su Facebook, alla mia pagina ufficiale Gennaro Rollo e su Instagram: gennaro_rollo.


Ringrazio Gennaro per la sua disponibilità e vi rimando al prossimo articolo. Sotto il link dell'ultima presentazione dell'autore fatta nel luogo dove è ambientato il suo libro.

Il Serraglio nel Serraglio. 



Recenti

Sant'Arpino: nel Palazzo Ducale presentazione di "Cuore di Tufo" di Giuseppe Chiodi

Domenica 20 gennaio nel Palazzo Ducale di Sant’Arpino si è tenuta la presentazione del libro “Cuore di Tufo” di Gius...