venerdì 15 giugno 2018

Intervista a Fabio Larcher




Salve a tutti, oggi vi presento l’autore Fabio Larcher. Lascio subito la parola a lui nell’intervista che segue. 


Ciao Fabio, parlaci di te e della tua passione per la scrittura? Ricordi e aneddoti legati ad essa?

C’era una volta un bambino curioso, che amava disegnare e leggere. Un giorno incappò ne «Il Signore degli Anelli» e gli venne voglia di perpetuare il senso del meraviglioso che tale lettura aveva suscitato nella sua piccola mente; perciò si trasformò in un “imitatore” di Tolkien e in un lettore vorace. Queste due attività ebbero per conseguenza che, a mano a mano, scoprì un sacco di scrittori bravissimi, ognuno con un tono e un colore particolari e, da imitatore monocorde, si trasformò in imitatore seriale. Ecco, in breve, la storia di come andai a scuola dai Grandi e imparai a scrivere (se mai ho davvero imparato). Te l’ho raccontata sinteticamente ma questa fase durò ben oltre i trent’anni. Nel frattempo ho frequentato l’università, ho aperto e chiuso una casa editrice, aperto e chiuso una libreria, mi sono sposato, ho contribuito a fare un bambino, mi è cresciuta la barba e la barba ha cominciato a sfoggiare qualche filo d’argento. Scrivere è qualcosa che sai quando cominci e non sai mai quando finisci, e soprattutto “come”.Sì, aneddoti ne avrei, alcuni pure divertenti (a posteriori e in forza d’ironia, mai completamente positivi), ma mi avvalgo della facoltà di non rispondere, perché dovrei tirare in ballo altre persone e, magari, quelle persone non sarebbero felici di ballare. Scrivendo ed editando, comunque, si fanno un sacco di conoscenze e si impara ad apprezzare sempre di più i libri e sempre di meno gli scrittori e gli editori. Io che ho fatto entrambe le cose posso ben dire, dunque, di volermi molto bene. 




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Di cosa parlano i tuoi libri?

Già. Di che cosa parlano i miei libri? Di primo acchito potrei rispondere: di tutto! Amore, sesso, commedia, uomini, donne, elfi, bambini, rock’n’roll e magia. Ma sarebbe un modo per non rispondere, giusto? E allora sappi che, pur nella diversità delle storie, delle ambientazioni e del tono, i miei libri sono tutti fiabe. Li ho costruiti (dapprima inconsciamente; poi, dopo qualche studio e qualche riflessione, con cognizione) seguendo la struttura dei miti e dei racconti folklorici. Ne consegue che i temi “veri” in essi trattati sono principalmente: i sogni e la morte.



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Suona funesto, ma non suonerebbe così se avessimo l’onestà di ammettere che anche il resto della letteratura, spogliato dai fronzoli, in fondo parla proprio di questo. Perciò aspettatevi gaie avventure dal sapore fantascientifico («Calasperio – Attraverso il Syvyys»), scanzonate indagini elfiche (Wylo Helig, «Un delitto al rosmarino» e «Il Mostro della mostra»), automi senzienti e cannibali nella Londra di fine Ottocento («Automata homenaria»), fiabe erotiche dall’onomastica bresciana («L’antimago»), rockettari ossessionati dai demoni («La donna elettrica») e tante altre (spero) piacevoli sciocchezzuole; ma io sempre dell’Al di là sto parlando, di com’è fatto, del perché è fatto com’è fatto, del come ci si comporta a tavola con i Signori delle anime nude, se non si vuole finire all’inferno. 



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Cosa ti sentiresti di consigliare a chi ha la tua stessa passione?

Niente. Ecco che cosa consiglierei. Se la vocazione è sincera, se la malattia (libido scribendi) è incurabile, ogni cosa avverrà da sé. Se la domanda sottintendeva, però, il quesito: “Come si arriva a pubblicare e a campare di scrittura?”, allora potrei risponderti: “Realisticamente, non si può”. Si può pubblicare, si può perfino attrarre la simpatia di qualche benevolo lettore che non sia nostro parente stretto, si può addirittura giungere alla vetta di una pubblicazione con Mondadori! Sì qualche volta misteriosamente succede. Ma chi scrive può fare solo questo: scrivere cose sincere, non essere servo di nessuno, sentirsi solo e sentirsi sempre sbagliato. Il resto è nelle mani di Dio. Rassegniamoci.   


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Presentazioni, eventi e progetti futuri.

Progetti tanti, eventi nessuno. Ci ho messo la faccia e il cuore per tanti anni; adesso ho appeso il pistolotto al chiodo: non ho pistolotti da fare a nessuno. Se volete leggere ciò che scrivo, ben contento; se non vi garba, ben contento lo stesso. Se vi sto simpatico per uscire a chiacchierare di donne nude, massimi sistemi e minimi storici, con birra e sigarette a portata di mano, ma non ve ne frega niente di conoscere i miei meravigliosi personaggi Giovanni Calasperio, Wylo Helig, MaiMai Nasodoro, Blass etc., meglio ancora. Sono un quarantenne appassito e ho delle priorità. Lascio gli eventi e il Mercato ai giovinotti ricchi di energia e di speranza. 



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Dove possono seguirti i lettori? Scatena tutti i tuoi social.

Ho una pagina facebook, sulla quale mi diverto a postare pensieri, recensioni, filastrocche in dialetto, musiche da me composte, video maldestri da me cuciti insieme alla buona, poesie e aforismi. Cerco di non annoiare, ma non so se sia umanamente possibile non annoiare parlando, in fondo, di sé.Fabio Larcher 




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Ringrazio Fabio per averci concesso un po’ del suo tempo e vi rimando al prossimo articolo.

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