IL MISTERO DELLA MAGIA








1. LE TOMBE DI SCIDNA



Questa è una storia spin-off del libro "I guardiani dell'Efterion" edito dalla casa editrice Bibliotheka Edizioni.
I protagonisti sono i due alieni più saggi del romanzo: Sonifer, l'Arcimago e Amifaleph, l'Entità dell'Efterion.

Amifaleph giunge nella scuola di magia di Sonifer situata all'interno della stella Arco del Prodigio. Insieme si recheranno sulla stella di Scidna per svelare il mistero di un'antica fonte magica. Una storia, un lungo percorso interiore che coinvolgerà i due protagonisti, tra legami presenti e passati...






1. L'incontro


Amifaleph entrò nella camera indicatagli dal suo accompagnatore; aveva una forma circolare e in fondo c’era un camino acceso, che illuminava a malapena le pareti. Davanti ad esso c’erano due poltrone e nel mezzo un tavolino, su cui abbondavano biscotti e altre leccornie dolci.
Il lenfiba avanzò timoroso e si sedette su una poltrona, incrociando lo sguardo di un alieno, che lo invitò a servirsi.
Amifaleph non toccò nulla.
I due si fissarono a lungo, senza dire una parola.
«Potrei stare ore senza parlare, la vita mi ha insegnato anche l’arte del silenzio» esordì Amifaleph.
«Vi stavo giusto testando. Siete davvero saggio come dicono!» esclamò l’altro.
«No, la vita è, forse, più saggia di me!»
«Modestia!»






2. L'APPRENDISTA DEL MERTH



Questa è la seconda storia spin-off che approfondisce Sonifer l"Arcimago" dello spazio, personaggio del libro "I guardiani dell'Efterion".
In modo particolare queste pagine si soffermano sull'infanzia di Sonifer, durante il quale ha appreso la magia dal Merth, una particolare colomba mutaforma.
Una storia fiabesca, una foresta, tra creature, suoni e magie che vi trascinerà fino alla fine.




1. Salvataggio


Si era fatto tardi e non sarebbe riuscito a tornare a casa in tempo per la cena. Aveva la testa tonda e la pelle gialla; il piccolo Sonifer, quella notte, si ritrovò a vagare da solo nella foresta del pianeta Pidlin. La sua mente era affollata da molti pensieri, che andavano dai sicuri rimproveri del padre Ildo, alle battutacce dei fratelli maggiori Pida e Lecho.Iniziò a soffiare un forte vento e Sonifer, con addosso solo una semplice tonaca, iniziò a stringersi le braccia al petto per il freddo.Un ruggito. Un secondo ruggito. Sonifer sentì il sangue raggelarsi nelle vene e subito si nascose dietro un albero alla sua destra e indietreggiò con la fronte madida di sudore. La sagoma scura era spuntata da un cespuglio davanti a lui. Il piccolo cadde a terra, con il volto che era mutato in una maschera d’orrore.La sagoma scura si schiarì appena nel buio attenuato dalle luci delle stelle, mostrando una bestiaccia dalle zanne affilate, con una criniera nera e due occhi rossi, da farla sembrare un demone. Era molto robusta e all’estremità posteriore spuntava appena una coda nera, con un rivestimento appuntito, simile a un’inquietante frusta.Udì un altro ruggito alle sue spalle.                                                      
Sonifer sentì un nauseante e mortifero sospiro, che lo immobilizzò sul posto. Poi, girandosi lentamente, i suoi occhi terrorizzati videro il terrificante cerchio di quelle bestiacce, che lo avevano circondato. Le loro zanne erano l’unica cosa che riusciva a vedere e già si immaginava la scena in cui lo avrebbero sbranato. La loro bava colava a terra, a pochi passi da lui.Sonifer si posò le mani davanti agli occhi, con il ruggito di quelle bestiacce iniziò a farsi sempre più assordante.Un bagliore azzurro sorvolò le criniere nere e si posizionò al centro, davanti al piccolo. Un'esplosione di luce. Un istante, tanto bastò e una sinuosa e accecante sagoma si materializzò davanti a lui.

«Indietro, Sonifer!» disse lei facendo volteggiare le braccia a una velocità impercettibile, da farle sembrare dei fasci di luce.

«Come fai a conoscere il mio nome?» chiese il piccolo.

Le bestiacce si avventarono su di loro.Un cerchio di fuoco circondò i due, con le mani dell'aliena che, sollevate verso l'alto, rinforzavano le fiamme. Movimenti scattanti e un salto in avanti. Dall'alto verso il basso, con la sua luccicante scia, che sembrava tagliare in due il cielo notturno, scagliò le fiamme sulle bestiacce, che indietreggiarono dallo spavento e infine batterono in ritirata.L’aliena udì un tonfo, si voltò e vide Sonifer accasciato a terra, privo di sensi.
Le gocce iniziarono a colare su di lei, che sollevò la testa verso l’alto: un violento temporale stava per abbattersi su tutta la foresta. L’aliena lanciò un’occhiata al piccolo, non poteva lasciarlo lì; lo sollevò con le sue braccia: era molto pesante e la costrinse a camminare a passo lento. Più volte lei si piegò a terra durante il tragitto. Doveva sbrigarsi, non poteva resistere ancora per molto in quella forma, poiché aveva sprecato troppe energie contro quelle bestiacce. Bagnata fradicia, da lontano, avvistò una grotta e tirò un sospiro di sollievo.






3. LA DANZATRICE VEGGENTE



Questa terza e ultima storia della mini-saga spin-off di storie "Il mistero della magia" che approfondisce la storia d'amore tra Sonifer e la Danzatrice Veggente, personaggi del mio primo libro "I guardiani dell'Efterion".
Due magie differenti che si incontrano tra le mille difficoltà che comporta il loro amore.



1. Vite parallele


Quando nacqui i miei genitori pensarono subito che fossi una benedizione delle stelle, un angelo.
La loro felicità, nell’osservare il mio silenzio nella culla, fu per me un’improvvisa ondata di gioia, ma, dentro di me, già avvertivo il rifiuto da parte della vita. Pochi istanti dopo, quegli sguardi nei miei confronti, giocosi e colmi di attenzioni, mutarono terribilmente.
Mio padre mi sollevò dalla culla e, subito dopo, tremolante per ciò che aveva visto, con violenza mi fece scivolare di nuovo in essa. E quel mio primo pianto sarebbe stato l’inizio della mia infernale esistenza.
Mia madre, a malincuore, accettò le due brevi ali pensando che fossi davvero un angelo.
Mio padre, invece, da persona mansueta si trasformò in un essere irritabile, a cui piaceva attaccarsi alla bottiglia. L’orrore delle molestie subite da lui sono le cicatrici, scolpite con la durezza di una pietra, nella mia fragile anima.
Ho vissuto l’infanzia e il resto della mia vita a nascondermi per ciò che ero e che sono ancora oggi.
La morte di mio padre mi procurò grande sollievo a tal punto da riuscire a provare una gran pena al suo funerale, mentre quella di mia madre mi addolorò profondamente.
Solo con il tempo, riuscii a capire che ciò che ero forse li aveva condannati, uccisi sin dalla mia nascita e, solo dopo, ho scoperto il mio mostro interiore e sono riuscita a scendere a patti con esso, solo dopo aver conosciuto lui.
Lasciai il mio pianeta natale, per emigrare su un altro dove, mettendo da parte il mio dolore e imparando a convivere con il mio passato, decisi di sfruttare la mia maledizione come se fosse un dono.
Da quel momento, sono giunti da me anche personaggi illustri dello spazio, o che lo sarebbero diventati in futuro, proprio come lui. Ognuno era avido di conoscere il proprio futuro.
Guerrieri, maghi, nobili, ministri, governanti e principi erano tutti convinti di poter evitare il proprio destino, di prevenire gli eventi, ma ad oggi non posso dire con certezza se sia andata davvero così. Ciò che posso dire, è che lui ha vissuto a lungo e credo di non aver mai conosciuto, in tutta la mia vita, una persona così determinata.


Nessun commento:

Posta un commento

Recenti

Intervista a Daniele Amitrano

Salve a tutti, oggi vi presento l’autore Daniele Amitrano. Lascio subito a lui la parola nell’intervista che segue. Ciao Danie...